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Piastrellista di cittadinanza. 1x1x1x1=1.@passocivico per seminare. @ItaliaCamp per capire chi sono. @capaldOOttica per vedere meglio la vita. "Here, on my own"

Rome
Joined June 2009
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ASKATASUNA. Un promemoria. Non è il Leoncavallo. Askatasuna è forse il centro sociale più pericoloso d’Europa da almeno 25 anni, o meglio: è il riferimento italiano più costante per violenza politica, tanto che l’assalto alla Stampa, ora, non è neppure un salto di qualità: è solo una nuova pagina di copione. Ogni pretesto o bandiera possono trasformare il «dissenso» in azione fisica e scontro, danneggiamento e intimidazione: qualcosa che alle spalle ha azioni paramilitari, scontri sistematici con le forze dell’ordine, indagini per terrorismo e addirittura una parentesi di militanza armata in Siria. Esagerazioni? Non è colpa nostra se manca la memoria. 1999: Primo Maggio torinese, scontri frontali, 110 rinviati a giudizio per resistenza e lesioni. 2000: un militante storico condannato a 7 anni per attentati contro il Tav. 2 002: tumulti contro forze politiche. 2003: corteo pro-Palestina con devastazioni e ancora occupazioni di sedi politiche, blocchi del Consiglio regionale e blocco cittadino contro il Tav, assalto al cantiere di Chiomonte (2013) con razzi e molotov in una vera azione di guerra, e ancora «metodi paramilitari» secondo la Procura, la quale a quel tempo ipotizza un intero ventaglio di reati associativi. La parte più rimossa infatti è il versante internazionale: tra il 2016 e il 2018 vari attivisti di Askatasuna partono per la Siria a combattere nelle milizie curde del Rojava, e al loro ritorno la Procura chiede una sorveglianza speciale e li definisce socialmente pericolosi. Non è più l’immaginario che gioca alla rivoluzione, è gente passata da un vero teatro di guerra ai cortei in via Po. Infatti negli anni successivi nulla è cambiato: violenze e devastazioni nel corteo per Cospito (2023) e blocchi stradali e ferroviari per Gaza (2023–24) e irruzioni nei centri di accoglienza oltre a scontri, persino, al Salone del Libro: la causa è variabile, il metodo è fisso. Accadeva mentre attorno gli evocavano tutta un’aura giustificazionista: ecco, questo sì, come il Leoncavallo. Il sindaco piddino Stefano Lorusso ha inserito Askatasuna nel registro civico dei «beni comuni» e quindi ha proposto di sanare l’occupazione abusiva del 1996; il disinvolto divulgatore Alessandro Barbero ha partecipato a iniziative del centro e, in un’intervista, ha detto che «è una ricchezza delle nostre città», traducendo 25 anni di violenze in un sostanziale folklore civico. Alcuni giuristi, per il processo «Sovrano» sulle violenze No Tav, hanno parlato di «teorema giudiziario» e di «criminalizzazione del conflitto». Siti e riviste hanno trasformato le perquisizioni e gli arresti in un romanzo repressivo con la narrativa dell’«antagonista perseguitato»: Il Manifesto ha plaudito l’inserimento fra i «beni comuni» come atto «contro la destra» e vittoria della «democrazia conflittuale», mentre Il Post, quotidiano online della sinistra imbelle, ha raccontato la vicenda come un caso di innovazione amministrativa e valorizzazione di un edificio pubblico, quasi un percorso di cittadinanza: come se non fosse il centro sociale più denunciato d’Italia, e come se fosse solo un doposcuola un po’ vivace. La cosiddetta sinistra estrema (Potere al Popolo e dintorni) intanto firmava appelli e difendeva uno «spazio sociale necessario», dove gli scontri diventavano «reazioni» e la violenza «conflitto», e dove l’unico vero problema era la banalizzante polizia: una sempiterna sottrazione di peso e di ammissione della violenza del fenomeno. E’ così che si arriva all’assalto alla redazione della Stampa, è così che abbiamo assistito al recitato stupore e al composto sgomento: come se fosse un evento imprevedibile, solo un salto imprevisto verso il teppismo organizzato. Ma era la cosa più normale del mondo, per Askatasuna: una modesta variazione sul tema, un minimo sindacale, solo un folklore sfuggito di mano come può esserla una trentina persone che sfonda una porta e devasta un ingresso e rovescia letame e minaccia i giornalisti. Una logica conseguenza scambiata per incidente: da chi, straparlando di centro sociale «storico» e integrabile, di pezzo di città da salvare, stava solo contribuendo alla prossima puntata. Quindi, riassunto: Il centro sociale Askatasuna è stato antifascista, No Global, Pro pal primo tempo, No Tav, pro curdi, pro Cospito, ancora Pro pal, No giornalisti e No Meloni: perché ora c’è la Meloni. Il rituale prevede una biomeccanica dello scontro con qualsiasi tema come pretesto. Da trent’anni. 1996. Occupano uno stabile a Torino. Il patto fondativo non prevede terzomondismo salottiero: Askatasuna nasce come avamposto fisico dell’antagonismo cittadino, e privilegia il conflitto reale a quello simbolico. 1999. La prima legittimazione muscolare è sul lavoro: Torino ricorda quel Primo Maggio coi suoi 110 rinviati a giudizio per lesioni e devastazione. 2000. Primi echi No Tav. Non si è mai trattato di ambientalismo o tutela del territorio, o ancora questioni climatiche o Fridays for Future: il No Tav si è sempre posto come bandiera per colpire lo Stato e l’infrastruttura, non per salvare la montagna. La causa è già perfetta: ci sono polizia, Stato e multinazionali da abbattere. 2002. Anni di antipolitica d’assalto, un ring permanente in cui ogni manifestazione è un corpo a corpo con l’obiettivo scelto: contestazioni fisiche, cortei sabotati e partiti presi di mira. 2003. Un primo corteo pro Pal fa da detonatore urbano: devastazioni, sedi politiche occupate e blocchi cittadini. Il conflitto internazionale è trasformato in scontro locale, allora come oggi. 2005–2010. Il fenomeno No Global si spegne, i social forum finiscono, anche l’antagonismo di massa evapora: ma Askatasuna resta. In città, con cadenza settimanale, si materializza un corteo, una contestazione, un picchetto. 2011-2015. No Tav, il ritorno. La Val di Susa diventa una seconda patria da difendere tra blocchi autostradali, sassaiole, razzi e armi vere. Il culmine arriva nel 2013 con l’assalto al cantiere di Chiomonte: molotov, caschi e materiale pirotecnico. La Procura parlerà di «metodi paramilitari». 2016–2018. Salto di specie: alcuni militanti partono per la Siria del Nord a combattere con le milizie curde del Rojava. Al ritorno vengono sorvegliati in quanto ritenuti «socialmente pericolosi». Ogni retorica pacifista ne esce incrinata. 2019–2021. La Digos produce migliaia di pagine (ruoli, dinamiche, catene di comando) e la Procura tenta la qualificazione associativa (sovversiva, poi per delinquere) ma il tentativo deraglia, pur lasciando una scia di reati concreti: condanne a grappolo per resistenza, lesioni, minacce e devastazione. 2023. Il caso del detenuto Alfredo Cospito (un anarchico condannato per terrorismo) diventa la nuova scusa liturgica: lo Stato è torturatore, la repressione è sistemica, la solidarietà è rivoluzionaria. I cortei sfociano in scontri e danneggiamenti. 2023–2024. Pro Pal, il risveglio. Blocchi ferroviari, strade paralizzate, incursioni nei centri d’accoglienza, cariche e controcariche. 2025. Assalto a La Stampa e No Meloni. L’intimidazione nel giornale torinese lascia straniti quanti pensavano che Askatasuna leggesse i corsivi di Annalisa Cuzzocrea. Poi si passa (si resta) a Giorgia Meloni: etichetta elastica, buona per tutto, ogni antagonismo concentrato su un solo nome. Lo scontro come identità. Sino a oggi.
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Il Napoli ha un allenatore gobbo, non vedo perché i gobbi non possano avere un allenatore col Napoli tatuato addosso
.@juventusfc, Spalletti è la prima scelta per il post Tudor @SkySport
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Oggi l’Italia celebra l’ottantesimo Anniversario della Liberazione. In questa giornata, la Nazione onora la sua ritrovata libertà e riafferma la centralità di quei valori democratici che il regime fascista aveva negato e che da settantasette anni sono incisi nella Costituzione repubblicana. La democrazia trova forza e vigore se si fonda sul rispetto dell’altro, sul confronto e sulla libertà e non sulla sopraffazione, l’odio e la delegittimazione dell’avversario politico. Oggi rinnoviamo il nostro impegno affinché questa ricorrenza possa diventare sempre di più un momento di concordia nazionale, nel nome della libertà e della democrazia, contro ogni forma di totalitarismo, autoritarismo e violenza politica.
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Ordina il tuo NUANCE ! #udito #nuance
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La nostra storia inizia nel 1963, sempre nel cuore del centro storico di Roma. Fra pochi giorni scriveremo insieme un nuovo capitolo di questa storia, insieme. Sai già dove andremo?? Conta i passi con noi ;) #capaldos #viadellaScrofa
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La riflessione di Sebastiano Maffettone pubblicata oggi su @ilriformista mi fa dire che l'intelligenza delle intelligenze artificiali è una "intelligenza calcolante" o una "intelligenza calcolatrice". Noi esseri umani non siamo solo calcolo. Siamo molto, molto di più. #18aprile
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Questo è l'anno del #MadeinItaly, forniamo le competenze che servono per rendere i nostri giovani protagonisti del loro futuro nella eccellenza dell'Impresa #Italia. Ora si può nel #liceodelmadeinItaly @mimit_gov
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simbolo delle altre culture monoteiste. obbligatoria conferma di partecipazione tramite e-mail in locandina, con nominativo partecipanti.
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#Augias, 88 anni, da 63 anni in #Rai va a La7. In un Paese normale andrebbe in pensione lasciando lo spazio a qualcun altro e invece qui cambia solo canale. Poi chiedetevi perché i ragazzi pensano che sia meglio vendere creme e trucchi sui social che fare i giornalisti. #la7
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Martedì 28 novembre 2023 in piazza per aspettare designazione di Expo2030, speriamo di festeggiare insieme! Ti aspettiamo Il comunicato completo nei commenti @filipposalone @AndreaZapponini @denapolo
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Giorgio Napolitano è un personaggio storico di estremo interesse sia per il passato che per la più alta carica dello Stato. Anche perché Napolitano è stato protagonista dell’unica riforma istituzionale, pur implicita ma di grande impatto, realizzata in Italia negli ultimi trent’anni: la rielezione del Presidente della Repubblica e l’interpretazione di un Quirinale più interventista nella composizione dei governi nel nome della stabilità e del vincolo esterno nel mezzo di una crisi politica e di legittimità di lungo periodo.
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Forza Napoli! 🔜⚽️✨ #UCL
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Colpito alle spalle perché non chinò la testa davanti allo squadrismo fascista. I due sicari furono scarcerati dopo un processo farsa, durante il quale Italo Balbo intimidì pesantemente la giuria.
#Argenta: Il Presidente #Mattarella ha deposto una corona di fiori sulla tomba di don Giovanni #Minzoni nel centenario della sua uccisione
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Paola Del Din, medaglia d’oro al valor militare, oggi compie 100 anni. Auguri ad una grande italiana.
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TRISTEZZA EDUCATIVA I fatti vergognosi dello #stupro di #Palermo e le relative chat pubblicate, mostrano che oltre alle responsabilità oggettive dei ragazzi (che devono pagare con il carcere per quello che hanno fatto), anche la pornografia ha le sue colpe. Ormai, anche gratuitamente, basta un click per trovare immagini e video in cui le donne diventano oggetto di piacere perdendo la dignità delle persone. Se tutto diventa lecito e si confonde la libertà sessuale con lo sfruttamento, non ci si accorge che certe immagini scavano dentro e trasformano la percezione della realtà. Ho due figlie femmine ed anche solo immaginare che possano vivere un decimo di quello che ha vissuto la ragazza abusata mi riempie di angoscia. Per questo mi preoccupa che ci siano tanti maschi “educati” a pane e #pornografia e mi preoccupa questa fruizione pornografica così immediata, gratuita e senza limiti. Perché la sessualità è una delle cose più belle al mondo, ma se viene alimentata da immagini sbagliate e astratte, dove le donne sono oggetti e strumenti da utilizzare per il proprio piacere e non persone da amare non facciamo un bel servizio ai nostri giovani. La pornografia è una delle peggiori espressioni di maschilismo. I continui riferimenti ai porno, la folle ripresa di una violenza carnale di sette uomini contro una donna e il fatto che il video sia stato subito inviato ad altri, ci mostra come la situazione sia ormai gravissima. La soluzione è una è una sola: punire severamente i colpevoli e tornare ad educare seriamente anche la dimensione affettiva. Oggi i corsi di educazione sessuale si limitano a dare per scontato tutto, ti insegnano ad usare i metodi anticoncezionali e ti parlano di sesso anale ed orale come se niente fosse. No, qui dobbiamo tornare a raccontare la specificità maschile e femminile, la bellezza dell’incontro, il corteggiamento, il rispetto, l’amore, il dono di sè… Basta semplificazioni. Anche qui c’è una complessità da educare, ci sono adulti che devono tornare a fare gli adulti senza delegare l’educazione ai siti pornografici…
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🇬🇧 Rome Expo 2030 - We are ready, at my signal unleash humanity. @russellcrowe 🇮🇹 Expo Roma 2030 - Siamo pronti. Al mio segnale scatenate l'umanità. “Mi chiamo Russell Crowe e sono un ex generale che divenne schiavo, che divenne gladiatore… Ma è stato tanto tempo fa, e ora sono semplicemente onorato di parlarvi come Ambasciatore di Roma nel mondo. Roma non è solo la capitale d'Italia, è una delle grandi capitali del mondo. Un luogo di e per tutti. Una città che ha sempre aperto le braccia a tutta l'umanità. Expo Roma 2030… Siamo pronti. Al mio segnale scatenate l'umanità”. #Expo2030Roma #Humanlands #AllTogetherForExpo2030Roma #CantWaitForExpo2030Roma
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I 5stelle non sono più Grillo che poverino ha fatto un discorso innocuo banale e persino divertente quando sparla di Conte, ma sono Moni Ovadia che specifica di essere stato chiamato “per parlare della guerra”. E difendere Putin, attaccare Usa Nato ed Europa. Il Pd è insano se pensa di poter ancora affiancarlo in qualsiasi modo. O decidono subito un cambio di rotta (o di segretario) o si ridurranno a utili idioti.
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Oggi il Senato ha approvato le mie dimissioni. Vorrei nuovamente ringraziare tutti i miei colleghi per gli attestati di stima e augurar loro buon lavoro. Andrò a dirigere un importante programma di educazione (vedi video sotto)
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