Fare i puzzle mi ricorda ogni volta una cosa: quando due pezzi sono tagliati per combaciare, l’incastro non richiede sforzo, serve soltanto la pazienza di trovarli e accostarli.
Il silenzio qui in riva al mare non ha prezzo, lo avevo cercato con tutta me stessa in questi giorni. Mi ricarico e vado
Prima serata fresca, saluto questa lunga, lunghissima estate che ha portato via un po’ di cose e persone, che ne ha introdotte di nuove. Tremo, ma per qualcosa di bello.
E poi c’è lui che non si spaventa se gli regalo una cosa piccola e semplice, perché ho pesanto a lui quando l’ho trovata e soprattutto non si spaventa se gli dico che ho pensato a lui quando l’ho trovata.
Tutto questo è molto bello, quasi incredibile per me.
Mi sa che mi sono leggermente innamorata (o ci sono vicina).
Pochino, pochetto.
Insomma quel friccico, quella cosa là indefinita che mi fa star bene quando c’è lui e poi attesa di rivederlo.
E si ride tanto tanto.
E non mi fa sentire sbagliata per quel che che dico e faccio.
Se fossi rimasto sarebbe stato meglio, ma forse non me lo merito di star bene, forse mi merito frazioni, margini in cui capisco come è e niente più
Venerdì di pioggia, capelli in disordine e pub. Chissà perché le voci degli altri sono sempre più interessanti della mia?
-Ma lui ti piace?
-No
-Sicura?
-Certo
-Guarda che non ci sarebbe nulla di male
-Mhm
-Mhm
Non ammetto, non riesco nemmeno a pensarlo, ma lei lo sa che sto mentendo, mi conosce da troppo tempo e mi legge le cose in faccia e nella voce.
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Grazie Emma.
Per aver cambiato, con la tua vita, la vita di tutti noi. Un centimetro di libertà alla volta.






















