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Una delle più grandi paure di questo governo: che una parte delle forze dell'ordine smetta di fare il manganellatore del governo. È già successo per la Palestina, quando a Roma fece passare il corteo sulla tangenziale (nonostante il reato di blocco stradale).
Quel disagio tra i poliziotti: “La politica abbassi i toni, non ci trasformi in nemici” - una parte della Polizia non vuole essere considerata il nemico dei ragazzi, non vuole andare in piazza per fare la guerra a chi manifesta. E comincia a essere stanca di una contrapposizione alimentata dalla politica, nella quale gli agenti finiscono per essere il bersaglio di una rabbia che non hanno provocato. C’è insomma una Polizia che non vuole lo scontro. Che sa distinguere la stragrande maggioranza dei manifestanti pacifici dai gruppi violenti.
repubblica.it/cronaca/2026/1…
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A lesbian romcom that has similar vibes to What We Do in the Shadows! Go check out Pain in the Neck on YouTube 💖 It’s brought me joy
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nobody talks about it, but when your glasses are dirty, EVERYTHING sucks. nothing is humorous when i can see fingerprints on my eyeballs.
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#ONEPIECE1197 “there were no signs” mf YOUU didnt see any signs lmfaoooo
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i think i need to lie down
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well we all knew these glorious utopian years we've had couldn't last forever
"Painful" years ahead, think tanks warn, as living standards set to fall
bbc.in/4k5Vgsz
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HAPPENING NOW
Dockworkers are taking action across all six inhabited continents in a historic day of strikes against war, the arms trade and labour exploitation.
«Ho un debito storico verso gli studenti. Nel 1980, durante la grande ondata di licenziamenti nelle fabbriche, vennero in 30mila a sostenerci da tutta Italia. Attraversarono la città sotto la pioggia battente. Oggi sto io con loro» dice Pietro Perotti, 87 anni, ex operaio Fiat. Il cartello che ha in mano? Perotti taglia corto: «Meloni vuole educare i nostri giovani a legnate».
Segui la diretta su La Stampa
#LaStampa
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Il ministro dei Trasporti spagnolo Óscar Puente ha definito "inspiegabile" l'errore umano all’origine dell'incidente ferroviario vicino a Toledo, sottolineando che il centro di controllo di Atocha avrebbe avuto il tempo di correggere l'ordine di ripartenza del treno Renfe. Intorno alle 8:30, un guasto informatico ha messo fuori servizio il sistema di sicurezza LZB, provocando l'arresto automatico dei treni. Sei minuti dopo, un operatore del centro di controllo ha autorizzato il Renfe a ripartire a velocità normale, anziché a vista (ossia non più di 40 km/h), nonostante un segnale rosso. Puente: "L'operatore ha visto per 17 minuti sui propri schermi che il Renfe si stava dirigendo verso l'Iryo fermo e non gli ha segnalato di fermarsi. Non è chiaro perché". L'operatore era affiancato da un assistente e da un supervisore, ma nessuno è intervenuto. A causa del guasto al sistema LZB, il macchinista del Renfe non poteva sapere che più avanti si trovava un treno fermo e doveva fare affidamento sulle indicazioni del centro di controllo. Il convoglio ha percorso circa 25 km prima di scontrarsi con l'Iryo
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"a questo punto, Fantozzi venne colto da un leggero sospetto"
Quel disagio tra i poliziotti: “La politica abbassi i toni, non ci trasformi in nemici” repubblica.it/cronaca/2026/1…

















































