Prima i militanti condividevano codici, categorie d'analisi e un alfabeto comune che permettevano di interpretare il disagio materiale in chiave di classe o di conflitto sistemico. Anche di fronte allo spontaneismo e al rifiuto del sistema della rappresentanza tradizionale.
L'alfabeto politico della mia generazione era tale che c'era timore a dire che è conseguenza di un tuo fallimento personale se sei disperato e non arrivi a fine mese. I bravetti che lo dicevano sottovoce sono riusciti a invecchiare in un mondo che ora gli permette di urlarlo.
I ragazzi non sono apatici e non sono ignoranti, e sanno bene che le condizioni materiali sono orribili. Quando non protestano è perché sentono che non possono farci nulla, schiacciati da una rassegnazione che normalizza il declino, in cui ogni azione è strutturalmente inutile.
