Open innovation manager, polemista intermittente

Italy
Joined June 2009
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In Italy, a co-living space dedicated to public sector innovators neturalcoop.it/portfolio/
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📚Vibe: i segreti dei legami forti in un mondo solitario 📖Il nuovo libro di @AdamMGrant, da oggi nelle librerie italiane! 👉Scopritelo qui👉tinyurl.com/VibeGrantIta #Vibe
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Ultimamente sento la mancanza di spazi per stare insieme senza dover produrre, performare, organizzare qualcosa. Ho scritto una riflessione sulla solitudine, sulla convivialità e sul bisogno di tornare a prenderci cura della vita comune. E forse anche un invito a trovare persone con cui sperimentare. samuraicommunity.substack.co…
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"Ogni grande crescita comporta anche un enorme sbriciolamento e deperimento: il dolore, i sintomi di declino fanno parte delle epoche di enorme avanzamento" (Nietzsche). Eccentrica annotazione positiva in questo tempo difficile.
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I data center consumano suolo, acqua ed energia, ed è di questo che si discute nei consigli comunali. Da quest’anno però sono diventati anche un’altra cosa. Obiettivi strategici nei conflitti internazionali. Dalla Russia al Medio Oriente, la guerra sta ridisegnando la geografia delle infrastrutture digitali. In Italia, intanto, i data center li dichiariamo “strategici” per costruirli più in fretta. Dove metterli, e a quale prezzo per la sicurezza dei territori, diventa una domanda che riguarda anche noi. Ne parlo oggi su @startup_italia . 🔗 link.mgpf.it/114Ci #DataCenter #TechPolicy #Geopolitica #Infrastrutture #Cloud
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A livello popolare si capisce ancora troppo poco del TerzoSettore: poco più di un surrogato a un "pubblico" carente. Invece è un formidabile luogo di sperimentazione e innovazione in campi cruciali del vivere civile. Autonomia e responsabilità sociale, fucine di nuove élite.
#Zamagni in apertura delle Giornate di Bertinoro per l'#economiacivile di @AICCONnonprofit. In estrema sintesi se non si passa a una governance tripolare (stato, mercato, comunità), il #terzosettore sarà sempre visto come un "accidente" nonostante la sua crescente rilevanza.
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Claude Dashboards and Claude Motion are in beta today. Ask Claude to turn your data into live dashboards and your ideas into animated explainers.
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Le società non hanno mente, pensiero, la meravigliosa versatilità degli individui. Nei rapporti reciproci vale il binomio forza/debolezza che non è (solo) azione militare ma fiducia in sé e capacità di confermarsi nel tempo. Mancando, il vuoto che si forma è riempito da altri.
"C’è un paradosso scomodo: non sempre sopravvivono le società che giudichiamo migliori. Spesso durano quelle capaci di difendersi, crescere e trasmettere sé stesse." Perché la libertà non si eredita...Mio Punto @ItaliaOggi italiaoggi.it/economia-e-pol…
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🇪🇺 EU Kids Act: Bruxelles mette sul tavolo una bozza di 99 pagine, venduta come "spazi digitali più affidabili" e come risposta alla crisi dei minori online. 👉 youtube.com/watch?v=Ki0t6SV6… Tre le soglie previste: under 13 esclusi da social e piattaforme video, 13-15 con account supervisionato, 15+ via libera. Più un pacchetto "safety by design" contro design compulsivo, dark pattern e raccomandazioni nocive. Il problema è che la norma sembra solo un esercizio di soluzionismo tecnologico. Sposta una questione sociale e politica su checklist di conformità e impostazioni predefinite, senza toccare la "chimica" del feed né gli incentivi economici del modello pubblicitario. La verifica dell'età diventa il perno, e non un controllo "solo dei minori": è un'infrastruttura di identificazione potenzialmente pervasiva per tutti, con la promessa fragile di soluzioni zero-knowledge. E dentro ci finiscono anche gli AI companions. Invece di una scelta politica netta, si chiede ai prodotti di non fare ciò per cui sono progettati (attaccamento e dipendenza emotiva), delegando tutto alla compliance. E l'enforcement ricade su autorità già sotto organico (coordinatori DSA) e su app store chiamati a fare anche i giudici dell'età, un'architettura che rischia più sorveglianza e profilazione, non più protezione. Una "codarda manovra paracula", di soluzionismo puro, che alimenta le scartoffie di compliance. E che getta le basi di un'architettura di sorveglianza. Ne parliamo oggi, su Ciao Internet #EUKidsAct #VerificaEtà #DigitalServicesAct #techpolicy
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C’è un dato diffuso in questi giorni che racconta bene una parte delle difficoltà dei giovani italiani nel mercato del lavoro: nel 2025 hanno lasciato la casa dei genitori, in media, a 30,2 anni. La media europea è 26,3. Peggio dell’Italia fanno soltanto Croazia, Grecia e Slovacchia; la Spagna è sullo stesso livello. Preso da solo, il dato potrebbe essere letto come un fatto culturale, familiare o legato al mercato della casa. Ma Eurostat lo mette accanto a un altro indicatore che cambia parecchio la lettura: il tasso di occupazione dei 20-29enni. Nel 2025 nell’Unione europea lavora il 65,5% dei giovani di questa fascia di età. In Italia siamo intorno al 48%, che corrisponde al valore più basso dell’UE. Per capirci, nei Paesi Bassi il tasso arriva all’84%, in Germania al 77%. La relazione non dimostra, naturalmente, un nesso causale automatico. Ma la geografia europea è abbastanza netta e emerge come nei Paesi nei quali i giovani lavorano di più, tendono anche a lasciare prima la famiglia di origine; dove l’occupazione giovanile è più debole, l’uscita avviene più tardi. Questo aiuta anche a leggere diversamente la discussione sull’autonomia dei giovani italiani e quando si costruiscono le sue condizioni economiche. Diversi studi della Banca d’Italia e dell’Istat mostrano che il ritardo nell’uscita dalla famiglia di origine dipende dall’intreccio tra condizioni del mercato del lavoro e accesso alla casa. Contano l’ingresso tardivo nell’occupazione, la discontinuità lavorativa, i redditi insufficienti e il costo dell’abitazione. La famiglia finisce così per svolgere una funzione di protezione economica molto forte, assorbendo una parte del rischio che altrove viene sostenuto maggiormente dal mercato del lavoro e dal welfare. Questo non significa che cultura e modelli familiari non contino ma ridurre tutto all'Italietta significa ignorare una parte importante del problema.
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L’occupazione continua a crescere, ma nel secondo trimestre 2026 abbiamo l'1,3% di ore lavorate in più e circa l'1% di PIL in più. Vuol dire che, mediamente, ogni ora di lavoro genera meno rispetto a un anno fa e, infatti, la produttività è diminuita dello 0,3%. Una dinamica che continua ormai da diversi anni. Sarebbe troppo facile spiegare la debole produttività semplicemente con una crescita di lavoro precario o a poche ore. I dati non raccontano questo: aumenta il tempo pieno e aumenta il lavoro permanente. La questione è più profonda e riguarda dove si crea occupazione, come vengono organizzati lavoro e produzione, gli investimenti, la tecnologia e la capacità delle imprese di generare valore aggiunto. Il problema diventa ancora più evidente se lo guardiamo in prospettiva demografica. L'Italia può ancora sostenere la crescita aumentando i tassi di occupazione, soprattutto tra donne, giovani e lavoratori più anziani. Ma la popolazione in età da lavoro sta diminuendo e una crescita fondata prevalentemente sull'aggiunta di persone e ore incontra quindi un limite strutturale. Se non torna a crescere la produttività, diventerà difficile sostenere insieme crescita economica, salari e sistema di welfare.
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"Cura, coraggio, connessione, cambiamento sistemico, inclusione e prossimità" pubblicanet.com
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Il nuovo Occidente: ecco cosa c'è nel primo numero di Appunti di Geopolitica formato rivista. Non lasciamo tutto il dibattito geopolitico a Limes e Domino! Qui trovate il primo numero: payhip.com/b/0rV3S
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Giovedì 11 giugno 2026, a Roma, si terrà la Prima Giornata italiana della contrattazione collettiva, promossa da @adaptland. Sarà un’occasione per discutere la contrattazione non come formula astratta, ma come infrastruttura concreta delle relazioni di lavoro: rinnovi nazionali, raccordo con il livello decentrato, produttività, partecipazione dei lavoratori, contrattazione aziendale, esternalizzazioni, salari. La mattinata si aprirà con la presentazione del XII Rapporto ADAPT sulla contrattazione collettiva in Italia, dedicato al 2025, e proseguirà con quattro workshop paralleli su alcuni dei nodi oggi più rilevanti per imprese, associazioni datoriali, organizzazioni sindacali, studiosi e operatori delle relazioni industriali. La sessione conclusiva sarà dedicata alla questione salariale e al ruolo della contrattazione collettiva, con un focus sul terziario di mercato. Ci si può iscrivere, gratuitamente, qui: lnkd.in/dZa4n-TE Qui il programma: bollettinoadapt.it/wp-conten…
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The Common Good Economy: A New Compass is out today! It draws together a decade of work--from The Entrepreneurial State to Mission Economy--and asks a different question: not just what the state can do, or how missions can be governed, but what principles have to be in place for any of that to deliver genuine transformation for people and planet. Links in replies.
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I’ve now published the first three issues of Through The Boundary, the newsletter where I work through my research questions as I try to understand how to align strategy and organizational design in the age of AI. Most writing about AI and organization falls into two -disappointing- camps: either it extrapolates efficiency gains without questioning how the value frame is changing, or it offers a cheap critique built on superficial foundations. Through The Boundary is different. So far, I’ve explored: (link to the individual essays below) [1] What is an organization today (good news: I have a working definition!) [2] Why "we want to be the platform" is the right but incomplete answer in markets that are opening up. [3] How context engineering is becoming the discipline of authoring the concepts, boundaries, and constraints that let agentic work happen. The essays strive to have a high signal/noise ratio. If these are themes you are actively wrestling with inside your organization and are drowning in superficial “content” around these themes, consider subscribing. through-the-boundary.simonec…
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