SO SAD. SO TRUE.
@Liz_Cheney – at Cernusco sul Naviglio, Lombardia
Generations of American patriots, from our revolution onward, have fought for the principles Zelenskyy is risking his life to defend. But today, Donald Trump and JD Vance attacked Zelenskyy and pressured him to surrender the freedom of his people to the KGB war criminal who invaded Ukraine. History will remember this day— when an American President and Vice President abandoned all we stand for.
NO ADDED WORDS NEEDED – at Melzo, Lombardia
Trump e l'odio per Zelensky che nasce dalla viltà
C'è una ragione politica per cui Trump odia Zelensky: si oppone alla spartizione dell'Ucraina tra gli Usa e la Russia. Ma penso ci sia una ragione umana ancora più profonda ed è la stessa per cui odiava John Mc Cain. Trump è un vile e vede riflessa la propria miseria nell'immagine di persone con un coraggio di cui egli non è capace.
Questo spiega perché ha il costante bisogno di screditarle: perché è perseguitato dal fantasma della loro grandezza, che neppure un'esibizione di potere imperiale riesce ad eguagliare, facendolo sempre sentire in difetto.
Di Mc Cain - volontario in Vietnam, catturato, torturato e detenuto per sei anni, anche per avere rifiutato uno scambio di prigionieri in violazione del principio principio “first captured, first released” - Trump disse ad esempio che non era un vero eroe di guerra, perché era stato catturato.
E lo disse proprio perché - avendo comprato, grazie alle entrature del padre, un certificato medico falso che lo dichiarava inabile al servizio militare per una tallonite – Trump era psicologicamente annichilito dall'eroismo dimostrato da Mc Cain proprio nella guerra da cui era fuggito.
Con Zelensky è uguale. Non sopporta questo ex attore comico che quando tutto il mondo lo dava per spacciato, con i carri armati russi in marcia verso Kyiv, aveva rifiutato di mettersi in salvo e aveva risposto agli americani che si erano impegnati ad evacuarlo con la famiglia: "Mi servono armi, non un passaggio".
Vergogna senza limiti.
Mentitore.
Bullo.
Otto anni ha avuto l'Europa per diventare adulta.
Adesso deve farlo in otto giorni.
Il tempo è scaduto.
Anche la presidenza di quella che fu la prima nazione del mondoibero è scaduta.
Molto, molto in basso. – at Melzo, Lombardia
Vorrebbero che scegliessimo tutti il disonore.
Cosa non onorevole, non giusta. E, precedenti alla mente, neppure utile.
#Chamberlain
I manifesti per Putin sono riapparsi a Roma, nonostante una prima rimozione del @comuneroma.
Presento una interrogazione: chi paga per una campagna che è costata tra i 60 e i 100mila euro di cui secondo @maxcoccia è committente il militante M5S Agliotti?
linkiesta.it/2024/09/manifes…
Gentilissimi di @VodafoneIT, i primi 20' con il 190 sono di una musichetta di attesa. Possiamo migliorare.
#LaPreghiamoDiAttendere
Memento – at Milan, Lombardy
Provo quasi tenerezza per i russofili che giudicano un successo il viaggio del latitante Putin in Mongolia, paese che aderisce alla Corte Penale Internazionale. Secondo qualcuno avrebbe “sfidato” - come se questo fosse motivo di vanto - le regole che dovrebbero proteggere la popolazione mondiale dalle violazioni dei diritti umani, quando in realtà ha solo preteso l’invito da uno stato vassallo povero e spopolato, che ha peraltro candidamente ammesso che l’alternativa a quella festosa accoglienza sarebbe stata rimanere al buio, vista la totale dipendenza da energia e petrolio russi. Quale prova di forza ci sia nel presentarsi a casa di qualcuno che non ti può cacciare lo sanno solo i servi sciocchi della propaganda. Gli stessi che ogni 5 minuti continuano a domandarsi perché non compriamo più gas russo. D’altra parte c’è ben poco da stupirsi, visto che costoro in fondo condividono i piani che Putin aveva per l’Europa e che, ahimè, sono ora saltati insieme ai gasdotti Nord Stream: renderla un’unica grande Mongolia.
It Is that simple. – at Cernusco sul Naviglio, Lombardia
Ricordi il tuo primo giorno su Twitter, quando era Twitter🐦? Io sì! #IlMioAnniversarioDiTwitter – at Cernusco sul Naviglio, Lombardia
SMART CITIES, FOCUS ON INTELLIGENCE
Not just technology, but inventiveness, cooperation, study, with one rule, underlined by @giorgiogori1: putting different actors to work together, to free up energies and direct them towards new ends.
Thanks to @claudiocerasa and @ilfoglio_it – at Milan, Lombardy
Stamattina a Brera, su iniziativa di @MondoDemLab seminario su identità europea e difesa comune. Grazie per la ricchezza dei contributi @LiaQuartapelle @robertapinotti @guerini_lorenzo @mariannamadia @nomfup @VEParsi1 @giorgio_gori @PierMaran @emanuelefiano
#identità #difesa – at Milano, Lombardia
WORDS HAVE THEIR OWN MEANINGS
Well done @pierofassino
Carlo Assi 🇺🇦🇮🇹🇪🇺 retweeted
Che criminali!
Carlo Assi 🇺🇦🇮🇹🇪🇺 retweeted
Ho chiesto ad una mia mia amica che vive a Odessa - che preferisce rimanere anonima e che chiameremo A.S. - di scrivere un diario dall’Ucraina. Le ho chiesto di scrivere le sue impressioni, senza una cadenza cronologica rigida. Solo le sue impressioni. Questo è il primo capitolo e spero non sia l’ultimo.
“Sono nata e cresciuta nella città di Odessa, nel sud dell'Ucraina. Ho trascorso gli ultimi tre anni conseguendo un master presso un'università italiana, tornando a casa per un breve periodo ogni anno. Dopo aver completato gli studi e ottenuto la laurea nel novembre 2023, sono ritornata a Odessa. Quando Winston P. mi ha chiesto di scrivere, gli ho fatto notare che non essendo un'esperta di politica ma una cittadina comune potevo solo limitarmi a descrivere la realtà che mi circonda, secondo le mie personali impressioni. E così ho fatto.
Sta per iniziare il terzo anno della guerra della Russia contro l'Ucraina. Gli attacchi alle città ucraine continuano regolarmente, ma sempre meno persone in Europa sembrano rendersene conto. La guerra in Ucraina è diventata una "vecchia notizia" e per mantenere l'interesse dei lettori, sono necessari nuovi conflitti militari in diverse parti del mondo, che purtroppo abbondano in questi giorni.
Parlando con un collega italiano, è rimasto sorpreso quando ha scoperto che la guerra in Ucraina è ancora in corso. Non sto affatto biasimando gli europei per la loro indifferenza, poiché comprendo perfettamente che hanno già abbastanza da fare con le proprie questioni e problemi interni, senza doversi carico anche delle problematiche degli ucraini.
Direi che sono più sorpresa dagli italiani pro-Putin, che sono particolarmente numerosi tra gli anziani. Parlando con un'affascinante signora italiana di 70 anni, mi è sembrato che alcuni italiani vedano in Putin un buon padrone e un leader forte che governa in modo severo ma giusto con il pugno di ferro. Inoltre, questo strato della popolazione italiana sogna un sovrano come Putin che con il suo pugno di ferro riporti l'ordine anche in Italia. Francamente, pensavo che gli italiani fossero un popolo amante della libertà e un tale desiderio di sottomissione masochistico mi sconvolge. Vorrei che questi fan di Putin parlassero con i miei compagni di università russi che non vogliono tornare a casa. Inoltre, alcuni di loro dicono che non torneranno in Russia finché l'attuale presidente sarà in vita. Secondo me il fan club italiano di Putin e i miei amici russi dovrebbero organizzare una tavola rotonda e farsi una bella chiacchierata.
Fortunatamente, secondo le mie osservazioni, sono pochissimi gli italiani che nei loro sogni bagnati vedono Putin come il padrone del mondo. La stragrande maggioranza degli italiani sembra pensare che la guerra in Ucraina sia finita perché hanno quasi smesso di scriverne sui giornali. Quando vengono a sapere che ogni settimana ci sono ancora bombardamenti su diverse città, chiedono sorpresi: "Perché non capitolate?". Rimango sempre sbalordita da questa domanda. Non so come spiegare a queste persone che capitolare e rinunciare volontariamente alla propria indipendenza per diventare una provincia di uno Stato dittatoriale non mi sembra una grande opzione.
Gli stessi ucraini sono consapevoli che l'attenzione dell'Europa verso l'Ucraina si è già affievolita. E se pensate che ci piaccia andare in giro con col cappello in mano a mendicare armi, vi sbagliate di grosso. È un'esperienza terribilmente umiliante. Ma non abbiamo alternative. E se dobbiamo continuare a cercare sostegno finanziario dai nostri vicini per l'acquisto di armamenti al fine di preservare la nostra nazione, lo faremo. Perché altrimenti l'Ucraina come entità statale cesserà di esistere. E insieme a essa, sparirà la zona cuscinetto tra la Russia e la NATO.
È importante sottolineare che, sebbene Odessa abbia subito bombardamenti con conseguenti vittime e distruzioni, questo è ben lontano dalla devastazione che si verifica da due anni nell'est del paese o a Mykolaiv e Kherson, nel sud dell'Ucraina, dove i bombardamenti sono più frequenti, le distruzioni più diffuse e le vittime più numerose.
Nel corso dei primi anni di conflitto, quando tornavo a casa in estate, notavo un prevalente atteggiamento positivo tra i miei concittadini. Vivevamo di rabbia e desiderio di vendetta, senza considerare la possibilità di capitolare o negoziare. Inoltre, va notato che il colpo principale nel sud del paese è stato subito da Mykolaiv, consentendo a Odessa di mantenere una vita quasi normale. Nonostante gli allarmi aerei regolari e le notizie provenienti da Mykolaiv, i cittadini hanno continuato a frequentare le spiagge (nonostante il divieto d'accesso) e i numerosi bar e ristoranti.
Quando sono tornata a casa nel novembre 2023, ho potuto percepire chiaramente il cambiamento dell'atmosfera in città. Sarebbe sciocco dire che, dopo due anni di guerra, la gente non fosse stanca. Il fervore di un tempo è stato sostituito dalla stanchezza e dalla consapevolezza che potremmo rimanere bloccati in questo conflitto per molto tempo, e nessuno sa quanto. Le notizie dal fronte non sono incoraggianti e le previsioni dei commentatori politici sono sempre meno ottimistiche. A dicembre, un missile ha colpito un edificio residenziale, causando vittime e distruzione. Il 1° gennaio, la Russia ha bombardato la città poco dopo la mezzanotte; anche in questo caso un proiettile ha colpito il cortile di un edificio residenziale, e ancora una vita è stata interrotta troppo presto. Gli abitanti di Odessa ora ascoltano con maggiore attenzione gli allarmi aerei, che sono diventati una costante nella vita quotidiana. La scorsa settimana, le schegge dei proiettili abbattuti sono cadute su un edificio residenziale e diverse famiglie sono rimaste senza casa in pieno inverno.
La cosa strana è che questa è diventata una normalità della vita quotidiana. Ma la rabbia non è sparita. È questo il carburante che ci fa resistere al nemico, che non ci ha piegato lo scorso inverno quando, a causa dei bombardamenti sulle infrastrutture, gli abitanti di Odessa sono rimasti nelle case fredde, senza riscaldamento e senza elettricità, a volte per 20 ore al giorno. La Russia aveva previsto che questo ci avrebbe spezzato, ma siamo sopravvissuti a quell'inverno. La Russia predice costantemente la nostra imminente sconfitta, ma dopo ogni attacco ricostruiamo le infrastrutture e andiamo avanti. La gente va a lavorare, i bambini vanno a scuola, il commercio è in corso e persino nuovi caffè stanno aprendo in città. Tutto questo avviene con il familiare accompagnamento degli allarmi aerei. E la vita sembra continuare normalmente. Ma a volte si passa davanti a uno degli edifici danneggiati da un altro bombardamento e si distoglie lo sguardo dalle finestre carbonizzate e dai muri distrutti. Perché è necessario continuare con la propria vita. E come ho già scritto, la capitolazione non è un'opzione". A.S.
SO SIMPLE
Italian ordinary people, with the necessary awareness of activists and clear-focused politicians, have already demonstrated this can be done.
Il #24febbraio bisognerebbe organizzare
una grande manifestazione a Roma
- per il ritiro delle truppe russe dall’Ucraina e a
- sostegno della resistenza. 🇺🇦
Nevwr useless to remenber
Immagino che non me ne vorrà il ministro degli esteri britannico @David_Cameron se prendo in prestito il suo recente riferimento a Neville Chamberlain, il capo del governo di Londra che portò avanti la politica di appeasement con Hitler, e che nel 1938, alla conferenza di Monaco, accettò che il dittatore nazista annettesse i Sudeti, strappati così alla Cecoslovacchia, sperando in questo modo di evitare la guerra.
Scelgo l’esempio di Chamberlain perché, mai come ora, tanto il panorama politico quanto quello dei social sembrano abbondare proprio di personaggi come lui, altrettanto pavidi e meschini, pronti a ricercare per se stessi un’illusione di tranquillità, anche a spese delle terre, delle vite e delle libertà altrui. Personaggi che hanno l’ardire di definirsi pacifisti sebbene la guerra non l’abbiano evitata o conclusa, ma solo lasciata appena fuori dalla propria porta di casa.
Di contro abbiamo assai pochi Churchill, perché non è mai facile raccontare a chi ti ascolta che la democrazia non è gratis, e che assecondare gli appetiti e le prepotenze di una dittatura ti fa solo apparire debole, alimentando in chi non contempla un’idea di mondo costruita sulla convivenza e concepisce le relazioni internazionali in base ai soli rapporti di forza, la convinzione di poterti sopraffare.
L’incapacità degli uomini (o almeno di molti di loro) di trarre insegnamenti dal proprio passato, in questo senso, non smetterà mai di stupirmi. Perché se i novelli Chamberlain riescono di nuovo a spacciarsi per portatori di pace e gli scomodi Churchill passano ancora una volta per guerrafondai, è solo perché si dimentica che la storia ha già chiarito con i fatti quale dei due abbia condotto il mondo verso la guerra peggiore di sempre e chi invece abbia gettato le basi per quasi 80 anni di pace.





























